Naufragio

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Ci sono tante cose a cui non si pensa mai, molte altre a cui si pensa sempre nel modo sbagliato. Ci sono cose che si pensa non si penseranno mai e poi invece accade. E quando accade, inevitabilmente ci si perde. 

Si perdono i pensieri e le emozioni, e affogano. A un certo punto un mare sempre blu diventa nero come la pece e quelle onde che sempre hanno portato tranquillità ora fanno paura. 

Eppure sarebbe la quadratura perfetta del cerchio… dall’acqua si inizia e nell’acqua si finisce. Patriottico e terribile. 

Eppure all’improvviso l’oblio sembra confortante, quasi, nel suo nulla. Mai più nessun dolore, mai più nessun rischio di deludere. 

E si torna a cercare il conforto dove mai viene negato… e il naufragar non è mai sembrato tanto dolce in questo mare.

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L’ultimo post

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Questo sarà l’ultimo post di questo blog.
In due anni mi ha dato moltissime soddisfazioni ma ero arrivata ad un momento in cui avevo bisogno di qualcosa di più… di più serio, di più impegnato, di più maturo.

Dalle 16.00 di oggi, è attivo sognidinchiostro.net , il nuovo portale gestito da me e che si avvale della collaborazione di altri blogger che forse conoscete.

Mi avete dimostrato grande affetto e partecipazione fino ad oggi, perciò spero di rivedervi presto “dall’altra parte”.

Vi aspetto!

Chiara Cucinotta

Vedo fili attaccati alle stelle e desideri pronti a cadere giù…

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Vedo fili attaccati alle stelle e desideri pronti a cadere giù…

…Vedo storie affogate nel mare e occhi brillare più della luna.
E’ la notte qualunque di un anno speciale, un anno pieno di emozioni, un anno che, come sempre, per me volge al termine quando Settembre arriva.
In questa notte qualsiasi la sabbia ricomincia ad essere fredda mentre il mio inchiostro, finalmente, si scioglie. Viene spinto da note e parole e cammina come un fiume in piena, pieno di quello che è s tato e di quello che sarà. Lo inventa parola per parola, riga dopo riga, riempendo quel foglio bianco che la penna ha accarezzato tante volte senza sporcare mai.

E ora che si ricomincia si può fare un bilancio, o quantomeno capire cosa si può portare dietro in quest’anno che arriva e cosa invece conviene lasciarsi dietro, in balia solo del passato e dei ricordi. Proprio vero è che bisogna perdersi per ritrovarsi e io – a questo punto per fortuna – mi sono persa e ho vagato nell’incertezza per mesi.
Ma ci sono cose di me che non si perdono mai: stelle polari, pietre miliari, bussole naturali, piccole certezze che non passano mai. Così, per l’ennesima volta eccomi davanti al mare, che mi fa ritrovare la strada di casa, quella della tranquillità, della pace e delle passioni. Casa mia è ogni posto in cui la mia penna scrive, è casa ogni foglio che posso riempire, ogni persona che mi regala una storia da raccontare.

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Quest’anno ho capito una cosa importante: non si può scrivere, non si può creare, se si ha il cuore vuoto. Ahimè capita di incontrare qualcuno o qualcosa che si insinua sottopelle, risale le vene fino al cuore, vi entra, lo fa pompare per qualche motivo all’impazzata e poi lo lascia scoppiare o lo abbandona ormai slabbrato e malconcio. Se da queste piaghe esce tutto, tutto, tutta la fiducia in se stessi, tutta la voglia di vivere e andare avanti, allora non c’è ispirazione che tenga.
Col cuore vuoto non c’è arte possibile. Purtroppo capita di annichilirsi ma con un po’ di fortuna se ne esce.

In questa notte qualunque i sogni piovono su di me e la musica nel mio cuore, di nuovo pieno, mi fa desiderare di fotografare questo momento su carta. Tanto che, se potessi, spegnerei ogni luce di questa città solo per accendere tutte le stelle e lasciarle cadere giù ai miei piedi, per poter toccare con mano ogni sogno.

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Questo penso. Poi poso la penna, alzo lo sguardo. Il racconto è finito ma la notte ancora no.
Almeno per stanotte i miei occhi non sono soli. Almeno per stanotte, finché dura questa musica, i miei sogni sono realtà.

Al prossimo post,
Chiara Cucinotta

Voyeur – Segreti dal buco della serratura

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Voyeur – Segreti dal buco della serratura

Ogni volta l’inizio è uguale: parole distorte e sussurrate, lenzuola stropicciate e in disordine, in mezzo loro due.
Dalla soglia di un’altra notte insieme, quel che si vede è nient’altro che questo.
Inciampano nelle parole cercando di dar voce ai battiti, si prendono per mano e scivolano via.

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Via dai pensieri, dalle ansie del tempo ormai trascorso, via dalla gente e dai suoi giudizi, via dagli sguardi indiscreti, ma soprattutto, via da quella parte di vita così pesante da non riuscire a volare alto tanto quanto loro.

Così alto tanto da toccare il cielo, nel cui silenzio la luna rimane a spiarli, cullandoli in una dimensione sospesa tra la concretezza del reale e la magia del sogno.

hqdefaultMa per loro non è ancora tempo di dormire. Piuttosto è tempo di lottare, di tirar fuori le unghie, di graffiare se occorre, di stringere i denti e mordere la vita, di fare a botte piuttosto ma non abbandonarsi mai all’inerzia. Mai più.
La luna guarda la terra e alza la marea, che trascina quei due cuori con sé, avvolgendoli con un’unica onda, sorprendendoli insieme senza curarsi del reale motivo di quell’unione.

Il buio fuori dalla finestra è affamato di emozioni: divora le sue stesse stelle distruggendo ogni spiraglio di luce e ogni speranza di distinguere i colori.

All’improvviso un grido squarcia il silenzio, poi un sospiro lo riappiana. In un attimo è vero: come in un parto, dal buio della notte è nato un amore bambino, autentico e dolce.

1483Lei chiude gli occhi, lui la guarda dormire. Si tengono ancora stretti per mano ma nessuno dei due ha intenzione di lasciare quel giaciglio. Lui si avvicina e le ruba un bacio, poi le sussurra la grande promessa: come un desiderio confidato a una stella, che per l’indomani la loro vita possa consumarsi ancora insieme.

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“Stai con me anche domani” dice, e la stringe tra le sue braccia.

“Voglio darti il mio mondo e tutto ciò che avrò. Per te vivo, disegno i miei sorrisi, ricoloro ogni cielo e guardo sfumare i visi di tutta l’altra gente”.

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Il ricordo del dolore non è che una cicatrice ormai, impressa dentro il loro petto.

“Ma gli errori, amore mio, sono colpe da eroi”.

Adesso decidono di buttar via l’amaro, perché non serve più ricordare il tempo passato, àncora al coraggio del loro futuro.
Così ripartono da zero, certi che sarà tutto perfetto.

“Il nostro cuore, stanotte, ricostruiamolo a letto.”

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Al prossimo post,
Chiara Cucinotta

Ciniche Osservazioni – SPECIAL EDITION – VENERDI’ 17

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Ciniche Osservazioni – SPECIAL EDITION – VENERDI’ 17

Cari Lettori e Lettrici, stavo per gettare la spugna, sopraffatta dagli avvenimenti nefasti di questa giornata che per fortuna volge, seppur timidamente, al termine, quando aprendo il blog per controllare le visualizzazioni, mi è venuta un’illuminazione. Invece di farmi marcire inutilmente il sangue, perché non convertire questo mood in un bel post? E così, rieccomi con le mie ciniche osservazioni in una puntata specialissima sul Venerdì 17. Oggi non mi sfogo categorizzando persone o situazioni, ma raccontandovi quante me ne sono capitate nelle ore precedenti, dal risveglio fino a poco fa. Spero almeno di divertire voi, visto che mi sento molto dentro una tragicommedia. E allora andiamo a cominciare…


Prima, breve storia del Venerdì 17:

Già nella Grecia antica il numero 17 era aborrito dai seguaci di Pitagora in quanto era tra il 16 e il 18, perfetti nella loro rappresentazione di quadrilateri 4×4 e 3×6. Nell’Antico Testamento è scritto che il diluvio universale cominciò il 17 del secondo mese (Genesi, 7-11). Sempre secondo la Bibbia, di venerdì sarebbe morto Gesù.
Sulle tombe dei defunti dell’antica Roma era comune la scritta “VIXI” (“vissi”, equivalente a “sono morto”…), che è l’anagramma di “XVII” che rappresenta il numero 17 nel sistema di numerazione romano.
È possibile che la paura del numero 17 derivi dalla battaglia di Teutoburgo del 9 d.c combattuta tra i romani e i germani di Arminio e dalla distruzione delle legioni 17, 18 e 19: dopo quella data questi numeri, ritenuti infausti, non furono più attribuiti a nessuna legione.
Nella smorfia napoletana il 17 è sinonimo di “disgrazia”; è così giunta fino ai nostri giorni la credenza superstiziosa per cui il numero 17 sia un simbolo di sventura.
Il venerdì 17 è una superstizione tipicamente italiana, non riscontrabile altrove: nel mondo si ritrovano infatti altre date e altri numeri “negativi”. Il tema è ripreso spesso nella cultura di massa, come nei film Era di venerdì 17 (1956, diretto da Mario Soldati) e Shriek – Hai impegni per venerdì 17? (2001, di John Blanchard, il cui titolo originale Shriek If You Know What I Did Last Friday the Thirteenth fa riferimento invece al numero 13).

Fonte: Wikipedia/Eptacaidecafobia

Ora che ci siamo preparati psicologicamente, andiamo ad affrontare una a una le mie piaghe di oggi.


1) INFERNO/PARADISO

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Avete presente quel giochino che si costruisce in tecnica Origami, in base a cui piegando su se stesso in vari modi un foglio di carta si ottiene una forma che consente di nascondere alcune parti e mostrarne altre all’improvviso? (in figura). Ecco, io sono stata vittima di questo gioco, solo che a muovere la carta non erano mani ma l’acqua. Sì, l’acqua.
Stamattina mi sveglio, come di consueto alzo la serranda, do un’occhiata ai vari social, mi convinco che è ora di alzarsi e mi reco in bagno per dedicarmi all’igiene come si dovrebbe ben confare a tutti. Entro nella vasca, apro l’acqua e ne scende appena un filo. E vabbè, ce la faremo bastare, suvvia, non c’è bisogno di iniziare la giornata male: curiamo la sfiga col sorriso! (NON SAPEVO DI COSA STAVO PARLANDO. nda). Mi sciacquo, prendo il bagnoschiuma, mi insapono per bene, apro il rubinetto. Cade una timida goccia sul mio piede, poi niente più. Cerco di scuotere il telefono della doccia, apro e chiudo più volte il rubinetto, sperando in un miracolo, niente. La giornata inizia senza un elemento vitale per l’uomo. E in particolare il 17 Luglio con circa 80 gradi all’ombra. E va bene, usciamo dalla doccia, prendiamo un asciugamano, attingiamo alla riserva di acqua in bottiglia precedentemente immagazzinata e finiamo senza gloria quel lavaggio infelice, con un’acqua a temperatura ambiente (vedi sopra, 80 gradi circa). Rassegnata mi reco al mare. Reduce da stiratura della chioma nel giorno antecedente, constato che il vento oggi aveva deciso di creare dei bellissimi cavalloni, a me tanto graditi in tutte le restanti occasioni, tranne oggi. Poco male, penso, l’acqua sarà fredda, perciò si piange con un occhio. Metto un piede in acqua e – che ve lo dico a fare? – anche l’acqua del mare aveva la temperatura delle bottiglie della mia doccia di poco prima. Siccome il mio ottimismo non demordeva, decido che era uno spreco non fare il bagno, perciò mi appropinquo. Mi immergo e mi guardo bene dalle onde per salvare la piega, appositamente acconciata in un improbabile chignon tenuto su da materiale di fortuna. Inizio a rilassarmi, nel constatare che la situazione era fattibile. Così, rilassata, decido di girarmi verso la riva per ammirare la fauna locale. Tempo 0,000002 secondi che mi ero girata, il mare (bricconcello!) mi accarezza lavandomi completamente metà capo, faccia inclusa. Sorrido di sdegno ed esco offesa: il mare mi ha tradita. Sciolgo i capelli, mezzi lisci e mezzi come mamma li ha fatti. Inferno e Paradiso, vi dicevo. E così, dal niente della mattina, passiamo al troppo di metà giornata.
Peccato che ancora la giornata doveva iniziare, ma io non lo sapevo.


2) GENTE DI MARE CHE (NON) SE NE VA…

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… Ma anzi resta e rompe le scatole. Perché l’onda anomala non bastava a rovinarmi la giornata, nonostante tutto. Perciò le forze di sfiga del Venerdì 17 si sono concentrate e hanno posseduto una serie di parenti e non, che si sono impegnati per mandare all’aria il mio buon umore. E così abbiamo avuto nell’ordine prima il nonno che organizzava missioni di contrabbando e spaccio di merce del suo giardino chiedendo il mio aiuto (si parla di frutta, non mi denunciate!) per salvare il raccolto e nasconderlo agli occhi della moglie (la nonna, nda), ignorando che quest’ultima era lì a pochi centimetri a sentire ogni singola parola e prendendosela con entrambi. GRAZIE. La stessa, non contenta, siccome in famiglia vogliamo essere tutti fuoriclasse (nel senso che dalle classi ci buttano fuori, nda) decide di esplicare un suo pensiero intimo che riguardava la sottoscritta, di fronte alle orecchie più o meno discrete di sconosciuti vicini di ombrellone. GRAZIE 2, mi sto per commuovere. Ancora, la sabbia che mi assale mentre prendo il sole e finisce tutta nei miei occhi e nelle mie lentine (sì, sono cieca) nel più unico che raro momento in cui non ho gli occhiali da sole addosso. Si scopre, in seguito, sollevata dalla corsa del cuginetto verso la riva, bramante di farsi il bagno, frenato dalla nonna con urla isteriche di paura per i cavalloni. E dunque il bagno non s’ebbe da farsi ma la sabbia intanto rimaneva nei miei occhi. GRAZIE 3, ora si che piango: dove non arriva la sfiga, arriva la sabbia.


3) NOI SIAMO FIGLI DELLE STELLE… E SI VEDE. 

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Ma ancora è poco, davvero poco, per poter parlare di sfiga vera. Possiamo chiamarle coincidenze infauste del destino, congiure astrali con Marte che entra nel segno dell’Acquario, mentre c’è la luna in quadratura (e quindi secondo le lezioni di Paolo Fox che prendevo a 8 anni, questo dovrebbe portare conseguenze sinistre a chi, come me, è figlio delle stelle. No, non lo so che senso ha quello che ho scritto, abbiate pietà…). Perciò, si torna a casa, il pranzo trascorre tutto sommato tranquillo, a parte la cuginetta che decide di tentare il suicidio per guardare il panorama dal balcone sito al 5° piano. Si sale in macchina, nessun incidente, nessun omicidio, sembra tutto apposto. Forse era davvero colpa di Marte. Salgo a casa, l’acqua è tornata, mi lavo, mi cambio e riprendo la macchina per andare a prestare le mie doti da Baby Sitter collaudata alle pesti di cui sopra +1, oltre che di Dog Sitter a una belva di nuova acquisizione nelle fila domestiche di quell’allegra famigliuola. Ancora una volta, a parte la bambina che tenta di nuovo il suicidio cadendo INSPIEGABILMENTE dalla sedia su cui era seduta, tutto scorre tranquillo. I bambini guardano la tv e fanno supposizioni su Timmy Turner, mentre la belva di 80 cm dorme su un tappeto, che ogni tanto mordicchia rabbiosamente, ma ci sta. Io, seduta al pc a sbrigare delle cose, mentre aspetto il concludersi di un download (per il quale sono stati necessari 23 minuti, al termine dei quali suddetto download si è dimostrato errato e quindi inutilizzabile), prendo il tablet dalla borsa per dedicarmi ad altro e non perdere tempo. Sblocco, inizio a toccare qui e lì quando mi accorgo che il vetro era finemente lavorato a creare una serie di cerchi concentrici e di spirali, rami, fiori, la riproduzione di Guernica in un angolo e di Colazione sull’erba nell’altro. Decisamente uno spettacolo impressionista (o impressionante, che dir si voglia). Domanda: ma se quando l’ho messo in borsa era integro e la borsa non ha subito né urti né cadute né niente che possa aver minato questa integrità… cosa stracavolo è successo?? Forse un complotto: le forze di sfiga del Venerdì 17 si sono concentrate mentre io andavo a recuperare i resti della sedia e della bambina (no dai così è brutta…) – i resti della sedia e la bambina (meglio!) nell’altra stanza… non c’è altra spiegazione.


4) L’USELIN DE LA COMARE…

twitterAttonita me ne torno a casa, mi metto a letto a contemplare il danno, decido di dedicarmi a un po’ di relax e mi metto a farmi gli affari miei su Twitter. Tento di entrare sul mio profilo, quando il social mi dice che io non esisto. Il che è molto filosofico e solo adesso mentre scrivo mi rendo conto che forse era un invito alla riflessione, tutto sommato. Comunque in quel momento sono stata molto più concreta e nel leggere “C_Chiara94 non esiste” sono andata su tutte le furie. Non sapevo se ridere o piangere. Mentre rimanevo ancora una volta come una cretina a guardare lo schermo, il telefono si spegne. Morto. Lo mando in rianimazione, applico la manovra salvavita di quel sant’uomo (pace all’anima sua) di Steve Jobs e lo riprendo. Era tornato anche il mio profilo Twitter. Diagnosi: al mio iPhone era venuto probabilmente un attacco di crepacuore nel leggere che la sua padrona e fedele amica di Siri in realtà non esisteva. Poverino, mi vuole bene. Menomale che c’è il telefono a preoccuparsi per me…


E così adesso è quasi ora di cena e mi sono resa conto di avere solo mezza bottiglia d’acqua per bere. Quindi il cerchio si chiude. In carenza d’acqua la giornata era iniziata e in carenza d’acqua la giornata si conclude. Spero almeno di avervi fatto sorridere con questo post, se siete riusciti a leggerlo tutto perché so di essere stata oltremodo prolissa… Raccontatemi se vi va cosa è successo a voi in questa giornata! Io vi do appuntamento, come sempre,

Al prossimo post!
Chiara Cucinotta